
Gentile Lettore,
per anni ho provato a seguire linee di pubblicazione, differenti dai miei omologhi, soffermandomi per lo più sull’analizzare il problema e non sul riportare la mera notizia, prima che gli altri lo facessero. Questo, oltre che dare una libertà di pensiero maggiore, causa però, una stasi di pubblicazione, più o meno variabile, che mi obbliga ad assistere all’evolversi degli eventi, attendendo eventuali scenari e solo successivamente poter eseguire una disamina del problema.
Una strategia non vincente, che sicuramente fa perdere di impatto, di visualizzazioni, ma soprattutto espone lo scrittore a possibile controversie legate alla libertà di parola, che sfociano talvolta con la necessità di convocare gli avvocati o scendere a compromessi.
Ciò nonostante, la libertà di parola in Italia è sacrosanta, ed è obbligo, per tutti noi che questo lo facciamo per passione e senso civico, quello di promuovere il libero prensiero.
Senza temporeggiare oltre con le introduzioni, andiamo al cuore della questione, iniziando a spiegare la motivazione per cui il titolo (un po’ acchiappalike) sembra così disfattista.
Nell’ormai lontano Marzo 2020, scrivevo di come gli infermieri, nel pieno di una Pandemia mai vista, e dai risvolti imprevedibili, avevano, con spirito di abnegazione e capacità professionale, deciso di fare fronte unico, non senza malumori, per diventare “Carne da cannone” a disposizione dello Stato.
Abbiamo seguito protocolli ancora inesistenti o in via di definizione, di un Piano pandemico ancora in discussione (e attualmente motivo di indagine della procura); lavorando in condizioni incredibili, inizialmente senza protezioni necessarie; decidendo di vivere quello che, per quanto ne sapevamo allora, poteva essere l’ultimo periodo della nostra vita, lontani dalla famiglia, impauriti ma sempre facendo quello che eravamo bravi a fare: Essere Infermieri.
Tornavamo ogni giorno nelle nostre abitazioni, guardando i TG con i relativi bollettini di guerra, attaccati al telefono, controllando con una cadenza quasi ipnotica, amici, colleghi ma soprattutto parenti, chiedendo di stare attenti, levandoci almeno una preoccupazione in più da mantenere sulle nostre spalle.
I messaggi a chi stava combattendo questo male, partivano di routine, sperando di sentire i miglioramenti promessi dalle statistiche, attendendo una risposta con un misto di sensazioni, che si accostavano ad uno stato più ansioso.
Nel frattempo però ci arrabbiavamo, perché, tranne che applausi dai balconi e trasmissioni che inorridivano dalle nostre condizioni contrattuali (che di certo non erano una novità), nessuno sembrava voler portare a compimento le decine di promesse fatte negli anni, e specialmente nel periodo più nero.
Una pacca sulla spalla, ed un titolo che non ci appartiene, ne mai abbiamo voluto, queste sono state le nostre unica ricompense.
Inizialmente considerati soldati in trincea, con il rango di soldati semplici, ma dipinti come generali, successivamente come inoculatori di speranza, a basso costo.
In continuazione si ripete che mancano infermieri, meno di 500.000 infermieri, che costretti da un contratto in Sanità pubblica (che prende la percentuale più vasta dei nostri professionisti) a non eccedere mai in libertà lavorative. Obbligati all’esclusività e alla mera dipendenza, con aziende sanitarie che mettono in dubbio persino lo spirito del volontariato (altro tema da affrontare).
La spasmodica ricerca di infermieri è divenuta ormai ridicola, si cercano pepite d’oro che non esistono, e mai sono esistite. Si vogliono vaccinare circa due Milioni di Cittadini Italiani a settimana, ma come?
Del quasi mezzo milione di Infermieri esistenti, circa trecentomila lavorano solo nei reparti, e quasi la totalità, sono dipendenti tra ospedali, case di cura e servizi residenziali (numeri che forse ora raggiungono l’assoluto).
I liberi professionisti sono circa ventimila, gli unici che possono effettivamente essere abili ad assumere questo fardello di vaccinare l’Italia, essendo esenti (o quasi) da obblighi contrattuali. Ma nulla, non vengono presi in considerazione.
Si fanno bandi per assumere infermieri, ma sistematicamente cadono nel vuoto cosmico della mancanza di professionisti effettivamente abili ad eseguire prestazioni aggiuntive. Altri bandi ci ridicolizzano, dandoci compensi troppo vicini ai non professionisti e troppo lontanti dalle altre categorie professionali.
L’Obbligo di esclusività è una prigione per i professionisti che, non solo risultano schiavi di aziende pubbliche troppo gelose, ma risultano anche non efficacemente compensati per quest’obbligo. Non solo, ogni tanto viene a galla la solita notizia che la quota OPI per i pubblici dipendenti costretti da un obbligo di esclusività, debba essere pagata da parte delle aziende pubbliche. A riguardo, non ci sono normative, se non qualche sentenza, nemmeno direttamente legate al mondo infermieristico, ma certamente il discorso ha il suo senso. Obbligandomi ad utilizzare la mia professionalità solo ed esclusivamente per la tua azienda, ti fai carico o rimborsi il costo di iscrizione all’Ordine professionale di appartenenza.
Allo stesso modo, se mi costringi ad usare la mia professione solo nella tua azienda, come è per i medici, merito un compenso per l’obbligo di esclusività, in alternativa, rinuncio al compenso e mi dai potere di eseguire intra o extramoenia.
In queste situazioni ridondanti, nel mondo infermieristico, non dimentichiamo che siamo nel mezzo di una pandemia, e numeri alla mano, abbiamo pochi infermieri liberi o disponibili per vaccinare un numero così ampio di persone.
La quota prevista di vaccinazione è un obiettivo incredibile, a tratti impossibile, e forse, con un importante modifica del piano contrattuale, potremmo raggiungere i numeri. Nel nostro Sistema Sanitario Nazionale, abbiamo un numero vasto di infermieri dotati di buona volontà, esperienza e sopratutto desiderio di guadagno e riscatto, che potremmo slegare dall’obbligo di esclusività del contratto nazionale sanità, di cui si attende ancora un rinnovo e trasformarli in professionisti con la P maiuscola.