
Egregi Lettori,
Durante tutta la mia esperienza lavorativa e la mia carriera professionale ho deciso di condividere, in piccola parte, alcuni vissuti ed alcune considerazioni che evidenziavano delle soddisfazioni o delle disfatte professionali, seguendo un linea temporale consultabile in questo portale. In effetti, consiglio, per chi non l’avesse già fatto, di dare un occhiata agli articoli precedenti, e seguire l’intera “avventura”.
The Nursing Post, ha modificato molto la sua essenza, purtroppo anche a causa di una mancanza di tempo, dettata da esigenze lavorative e istituzionali, che mi hanno portato a ridurre di molto la mia dedizione a questo progetto.
Questo però non mi ha fermato nel continuare in questo mio piccolo appuntamento, che fino ad ora ha ricevuto molti ottimi feedback e un buon numero di visualizzazioni.
L’OTTIMISMO, L’ARTE DEGLI STUPIDI…
Nella carriera infermieristica, siamo costretti a utilizzare un’attitudine che sia più ottimistica possibile. In parte, perché spesso il realismo, se parliamo di compensi e contratti, potrebbe trasformarsi in pessimismo esistenziale e farci cercare una fonte di approvvigionamento differente. Questo ha una valenza per qualunque nazione europea; che si parli di Gran Bretagna, Italia o Germania.
Secondo me l’ottimismo è l’arte degli stupidi, come d’altronde lo è il essimismo, in quanto il primo causa una distorsione della percezione della realtà, l’altra invece ti porta ad ignorarla totalmente, reagendo con diffidenza alle opportunità. Celebre fu il discorso di Louis C.K. quando affermava che per essere ottimisti bisognava essere stupidi.
In Italia, inoltre, l’ottimismo è visto quasi come la capacità di accontentarsi, oppure di saper rimanere in ginocchio più a lungo, sopratutto quando parliamo del lato professionale. Lungi da me criticare i professionisti per questo, le lotte di classe in Italia non portano mai a risultati, più che altro conseguenze.
Le stesse conseguenze che terrorizzano gli operai e la classe proletaria, ovvero quello di non avere un lavoro per pagare il mutuo, le rate o i pannolini dei figli. Dunque il tutto, solitamente, si conclude con un nulla di fatto contrattuale ed una rottura nel rapporto datore di lavoro/dipendenti che tendenzialmente sfocia in licenziamenti di massa.
Infine c’è da ricordare che la società italiana, in campo contrattuale, non ha mai vissuto un periodo con la Iron Lady. Questo determina una società che risulta ancora molto granitica e lenta nel mercato del lavoro, che di controparte può vantare degli ideali social-democratici tipici della Prima Repubblica.
UN SURGICAL NURSE PRACTITIONER ITALIANO, RITORNA IN ITALIA…
La mia permanenza in Inghilterra è durata circa tre anni, sufficienti per perdersi molti momenti importanti, di famiglia e di amici. Rimorsi e contorte auto-giustificazioni, permangono nella mia testa: “Se fossi rimasto in Italia, forse avrei potuto…”; Costantemente li, indelebili e ridondanti.
Rientrare, per un Band 6 (un Infermiere specializzato) non è mai facile. Il tuo ruolo è interessante per i datori di lavoro, solo per le tue capacità e abilità acquisite, che si tramutano in un occasione per avere un infermiere specializzato a basso prezzo.
Inoltre, ricordate di dire addio alle vostre “invasioni” di campo (a norma di legge in Inghilterra), perché qui, non solo si rischia la galera, ma l’autonomia professionale è solo teoricamente determinato da alcuni decreti legge, di cui l’attuazione è purtroppo ancora a macchia di leopardo.
Ancora oggi immagino un mio spettro che abbraccia le mie passate abilità (perdute da quanto ho toccato territorio tricolore) e che continua a vagare in giro per la cittadina di Darlington, alla ricerca della sua materializzazione, non più presente, e il cui ricordo si affievolisce giorno dopo giorno.
Uno dei traumi che, infine, bisogna affrontare, è l’estrema richiesta di professionisti dall’Inghilterra, che incredibilmente ti tormenta. Dopo il rientro in Italia, infatti, dovrai sopportare delle ingiustizie e delle difficoltà che mai avresti pensato di accettare. Infatti, ciò che ti tortura maggiormente, è sapere che a sole tre ore di viaggio in aereo, potresti entrare in qualsiasi ospedale pubblico o privato che sia, e iniziare a lavorare nel giro di ventiquattro ore, con tutti i diritti garantiti, contratto nazionale, ferie e benefits.
IL LAVORO IN ITALIA…
Rientrato nella patria tricolore, che ora divideva la mia essenza con quella della Union Jack, ritrovai tutto ciò che avevo lasciato per disperazione. Ma questa volta non ero più un ventenne scalmanato e impaziente, questa volta ero un trentenne che di pazienza si supponeva dovesse averne.
Dopo un mese di stop per motivi famigliari, decisi di sperimentare nuovamente la fase della ricerca del lavoro. I colloqui andarono bene, e le proposte ci furono. Fui costretto però a rifiutare per motivi di distanze, di logistica e chi più ne ha più ne metta.
La prima classica offerta, tramite Agenzia Interinale, fu per una RSA convenzionata, il compito principale, era praticamente preparare terapia per 80 pazienti, in un continuum temporale che andava dalla mattina alle 06.00 fino alle 13.00.
Il dover preparare poli-terapie a pazienti di cui non ebbi tempo di conoscere nomi e storie cliniche, certo non aiutò a farmi apprezzare l’importanza del lavoro. Una sorta di catena di montaggio fordiana, dove le difficoltà, i ritardi e le complicanze non erano ammesse. Questo determinò la mia prima realizzazione: i pazienti erano in mano agli Operatori Socio Sanitari, e io infermiere, ero più che altro un droghiere, che dispensava farmaci.
Ma era legale? Non l’ho ancora capito, suppongo di si, ho provato a ricercare tra le leggi locali, regionali e nazionali ma di rapporti infermieri pazienti in Residenze per Anziani, RSA etc. nemmeno l’ombra; le normative sono del tutto confusionarie e dispersive tanto da non chiarire gli obblighi di personale e di struttura. In quel momento mi mancò l’Inghilterra. Una nazione, che almeno sulle leggi e i regolamenti non si affidava ad interpretazioni. La legge era legge. E la legge (spesso) era chiara.
Inoltre, alcuni operatori e alcuni infermieri che lavoravano sia all’interno che all’esterno, mi parlarono di questa RSA, e certamente non bene. Una facciata di misteriosa efficienza copriva pubblicamente questa struttura, ma internamente, la situazione era ben altra.
Per non parlare, che con la scusa che il mio ruolo fosse essenzialmente di somministrazione farmaci, non ero degno di avere un contratto di Categoria Nazionale, dunque ero praticamente inquadrato poco più di un OSS.
La situazione che mi fece capire la necessità di dimettermi, fu la considerazione oggettiva dei rischi che giornalmente affrontavo nell’eseguire una terapia in quelle condizioni. Il concetto di Risk Management non esisteva, e qualora avessi sbagliato, cosa ovviamente possibile, considerando il non utilizzo di alcuna risorsa che riducesse i rischi prevenibili, la colpa sarebbe stata solo e soltanto mia. Ebbene si, la legge parla chiaro, questo è il bello di essere un professionista: Responsabilità!
Inoltre, in questa struttura mancavano concetti banali, che un vero Coordinatore Infermieristico avrebbe sicuramente introdotto. Difatti, poche settimane dopo, scoprii che il nostro “Coordinatore”, era una segretaria senza alcuna specializzazione infermieristica o medica.
La mia esperienza si concluse li, e fui felice di consegnare le mie dimissioni. Ma imparai qualcosa di nuovo: nella mia permanenza in una nazione differente, avevo perduto alcune novità introdotte dal Jobs Act del 2016. A quanto pare, per evitare le cosiddette dimissioni bianche, il Governo aveva ratificato che per dimettersi, bisognava andare in patronato o ad un sindacato, ed eseguire le dimissioni volontarie telematiche.
Il tutto gratuitamente? Not at all!!
IL PIANO Q…
Da profondo estimatore e appassionato di storia, specialmente di periodi bellici, ho sempre delineato la mia vita utilizzando le stesse tecniche e strategie seguitate da statisti come l’Ubriacone Churchill o lo Stratega Roosvelt. Ad ogni situazione, ad ogni mossa di pedina sulla scacchiera, è importante garantirsi sempre almeno una via d’uscita. Un piccolo salvacondotto di sfogo che permette di salvare il salvabile evitando la disfatta. Ecco per me quello era il Piano Q. Il piano Q è uno stratagemma che mi ha permesso di vivere in totale (o quasi) tranquillità in questo anno di vagabondaggio lavorativo. La revalidation, una procedura con cadenza triennale che avevo eseguito poco prima di ritornare in Italia, mi avrebbe permesso, di riprendere da dove avevo lasciato, per almeno i prossimi tre anni. God Save the QUEEN…
LE ECCELLENZE ITALIANE…
Successivamente, mi dedicai a dei miei piccoli progetti, che portarono a soddisfazione più personali che economiche, in attesa che i miei curriculum entrati nei sistemi delle varie agenzie producessero i risultati desiderati.
Chiamate ce ne furono e addirittura ebbi la possibilità di scegliere tra le varie offerte.
L’offerta migliore, fu in un noto ospedale pubblico italiano in zona emiliana. In una Neuro-riabilitazione.
La situazione qui fu tutt’altro di quanto descritto finora, entrare all’interno di un eccellenza italiana permette di discutere con colleghi e coordinatori, utilizzando lo stesso lessico e lo stesso linguaggio. Sicuramente c’è sempre qualcosa da migliorare o affinare, se proprio si volesse cercare il pelo nell’uovo, ma a livello generale, e in molti aspetti anche nello specifico, la valutazione complessiva finale è stata eccellente. Inoltre l’Emilia Romagna, in alcuni aspetti, è decisamente più efficiente rispetto all’organizzazione media generale inglese.
In quell’esperienza ebbi la possibilità di cambiare ambiente per la prima volta, passando da una specializzazione chirurgica e ritrovandomi in un ambiente “ostile”. In una Riabilitazione Neurologica, di chirurgico c’era veramente ben poco. Ma di esperienze da fare e da vivere, veramente tante.
Il primo giorno, tornai a casa e riaprii i libri, per ripassare vecchi argomenti impolverati ormai da quasi 6 anni. Il secondo giorno faticavo a stare dietro i ritmi di Infermieri e OSS, ma le settimane successive, grazie anche al supporto dei miei colleghi e del coordinatore, iniziai a prendere il giro e stare nei tempi.
Questa esperienza meravigliosa mi permise di affinare e acquisire conoscenze e manualità.
Quest’occasione lavorativa terminò con un ordine dell’Azienda Sanitaria, che tendenzialmente affermava che per un piano di rientro, saremmo tutti stati mandati a casa. Notizia prevedibile ma sicuramente infelice.
12 MESI INTERMINABILI…
Nel frattempo, però, ebbi la possibilità di concludere alcuni concorsi pubblici, che felicemente, vinsi posizionandomi tra i primi posti in graduatoria.
Qualche giorno fa, infatti ho ricevuto la mia prima chiamata per un contratto a tempo indeterminato, in una nota e grande azienda ospedaliera veneta.
Con questa si concludono i miei 12 mesi di rientro dall’Inghilterra. Un incredibile viaggio tra la lenta e tratteggiante fatica di trovare fatica. Un paradosso italiano.
CONCLUSIONI
Concludo l’articolo lasciando alcuni miei consigli, a chiunque si approccia a rientrare in Italia dopo un esperienza in Regno Unito:
- Provate ad eseguire concorsi pubblici o eventuali colloqui quando ancora si è impiegati in Inghilterra, considerando che in Italia si hanno 4 settimane per prendere servizio e in Inghilterra 8 settimane di preavviso.
- Se scegliete di rientrare in Italia direttamente, frequentate zone economicamente avvantaggiate quali: Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia. Iscrivetevi alle Agenzie Interinali (Per nomi e contatti, scrivermi privatamente)
- Non sottovalutate l’importanza degli avvisi pubblici (le chiamate arrivano quando meno le si aspetta e spesso la durata dell’incarico può essere prolungato)
- Considerate il viaggiare e cambiare città un investimento e non uno stress.
- Concorrete a tutti i concorsi pubblici, e non dire mai: “Farò il prossimo”. In Italia il prossimo potrebbe essere tra 10 anni…
- Dedicate il proprio tempo libero a studiare per i concorsi, sono semplici da superare, ma solo se ben preparati e con una buona capacità dialettica.
- Non sottovalutate, l’importanza di avere l’approvazione della dea bendata nei concorsi, non perdetevi d’animo, l’Italia è questa.
- Collegatevi su TNP nei prossimi mesi, per usufruire della nostra enciclopedia (attualmente Work in Progress) che vi permetterà di studiare e prepararvi.
- Per qualsiasi necessità scrivetemi a redazione@thenursingpost.com oppure commentate l’articolo, sarò felice di darvi delle buone dritte.